La piazza Quarto Stato

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La piazza Quarto Stato



Nell’immagine di presentazione, una ricostruzione virtuale di come si presenterà la riproduzione in scala 1:1 del quadro, che verrà posizionata in piazza Quarto Stato a settembre 2017 nell’ambito di “Pellizza 2017 – IX edizione della biennale” (a cura di Studio Abaco Adv. di Acqui Terme).
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I testi di seguito riportati sono tratti dal pieghevole bilingue (italiano/inglese) realizzato dal Museo del Novecento di Milano nel 2015.
Clicca qui per la versione integrale del pieghevole.

Il luogo

Piazza Castello (oppure piazza del Palazzo, ma anche piazza Malaspina nella vulgata accolta dallo stesso Pellizza, oggi piazza Quarto Stato), è il luogo dove il pittore, tra il 1891 e il 1901, colloca l’avanzare dei lavoratori. La piazza nasce verso la metà del secolo XIX con la ristrutturazione del palazzo signorile, voluta dai nuovi proprietari Malaspina, che creano un nuovo accesso sul lato occidentale. Il punto di vista scelto dal pittore, in relazione all’assetto urbanistico del luogo, è minuziosamente descritto, con corredo di distanze e calcoli proporzionali, nei suoi taccuini di appunti risalenti al 1895; tale punto di osservazione non viene mai variato nel decennio di lavoro, restando quello fissato tra il 1891 e il 1892 in Ambasciatori della fame e in Paesaggio: piazza Malaspina. La prospettiva prescelta è documentata anche in una fotografia databile dopo il 1895, in quanto è visibile l’edificio della Società Operaia, costruito in quell’anno. Pellizza non inserirà mai la sagoma di quel nuovo fabbricato nelle sue tele successive (Fiumana, Il cammino dei lavoratori, infine Quarto Stato), restando sempre fedele all’immagine di partenza.

L’opera

Giuseppe Pellizza dipinse Il Quarto Stato tra 1898 e 1901; l’opera era il frutto di un lungo percorso creativo ispirato alla protesta di un gruppo di lavoratori, per cui fece posare contadini e artigiani scelti fra i suoi compaesani volpedesi. Il percorso era iniziato nel 1891-2 con gli studi per Ambasciatori della fame e proseguito nel 1895-6 con Fiumana (metri 2,77 x 4,50, Milano Pinacoteca dei Brera). Se un realismo accentuato dalla tersità dei colori caratterizzava Ambasciatori della fame, Fiumana si segnalava per un più colto simbolismo, evidenziato dalla scelta di colori più saturi e contrastanti stesi con una tecnica divisionista, basata su teorie “scientifiche”, e da forme in cui era riconoscibile un’ampia cultura figurativa estesa alla pittura del Quattrocento fiorentino. Fin dal 1891 Pellizza scelse di collocare la sua manifestazione di protesta in Piazza Malaspina a Volpedo, articolando il gruppo di lavoratori in due nuclei: in primo piano aveva posto due uomini di età diversa, affiancati dapprima da un ragazzo e poi da una donna col bimbo in braccio; alle loro spalle, dopo uno stacco luminoso, avanza un gruppo di uomini e donne provenienti dalla Via del Torraglio. Questa  massa di persone premente verso il primo piano si trasformò in una composizione più articolata in Quarto Stato. Ai due uomini e alla donna col bambino in braccio del primo piano si accompagna una schiera compatta di uomini e donne disposti su diverse file e concatenati in tre grandi gruppi, con due figure quinta a chiudere ai lati. Il movimento ritmico dei piedi, evidenziato dalle ombre, e la gestualità concatenata delle mani, che sottolinea il dialogo che intercorre fra loro, contestano la fissità e la frontalità della rappresentazione: i lavoratori avanzano in un moto lento e cadenzato verso lo spettatore, chiamato così a sentirsi parte se non controparte. La costruzione delle figure documenta il lungo studio compiuto da Pellizza sull’arte rinascimentale (da Raffaello a Leonardo a Michelangelo). Un divisionismo sapiente costruisce figure e paesaggio in una stesura di piccoli tocchi, lineette e lunghi filamenti, stesi su una base di terre di diverse cromie, selezionate in vista del risultato complessivo, seguendo i criteri della complementarità e del contrasto. La fitta tessitura cromatica si ricompone nell’occhio dell’osservatore in un armoniosa, diffusa luminosità; dallo sfondo, costituito da macchie di vegetazione su un cielo al tramonto, si passa al primo piano illuminato da una calda luce solare. La rinuncia a  raffigurare nello sfondo gli edifici e la pieve, suggerisce l’interpretazione simbolica del quadro: non semplice descrizione di un evento ma rappresentazione del cammino che i lavoratori, uniti e coesi in una protesta determinata e pacifica, possono compiere dirigendosi verso un luminoso futuro; in questa impostazione Pellizza s’avvicinava al socialismo progressista di fine ottocento. La tela fu esposta nel 1902 alla Quadriennale di Torino; come simbolo della dignità del lavoro ebbe una progressiva fortuna presso le associazioni operaie e le Camere del lavoro; nel 1920 con sottoscrizione pubblica fu acquistata dal Comune di Milano. Nel secondo dopoguerra la sua immagina ha accompagnato gli sviluppi e le trasformazioni della società italiana.

I personaggi

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Il “cantiere”

Da Ambasciatori della fame al Quarto Stato: dieci anni di lavoro appassionato: clicca qui per approfondimenti.