Fiumana (1895-1896), olio su tela, cm 255x438, Milano, Pinacoteca di Brera

... s'avanza la Fiumana dell'umanità...

L'esecuzione di Fiumana data al 1895-1896 e si colloca quindi nella parte centrale dell'attività di Giuseppe Pellizza. Essa è anche l'anello centrale dello sviluppo di una grande opera di soggetto sociale, destinata a rappresentare l'emancipazione dei lavoratori: il progetto, che impegnò il pittore per dieci anni, dal 1891 al 1901, si articolò in tre fasi consecutive, raggruppabili sotto i diversi titoli di Ambasciatori della fame - Fiumana - Il cammino dei lavoratori/Quarto Stato. Le tre opere costituiscono una tappa fondamentale nella storia del divisionismo italiano.
La decisione di cambiare il titolo dell'opera da Ambasciatori della fame, più legato ad una terminologia verista, in Fiumana, più allusivo ad una folla indistinta di persone avanzanti, venne presa da Pellizza nell'agosto del 1895, nel momento stesso in cui stese sul telaio, nel proprio studio di Volpedo, questa grande tela, acquistata a Milano presso la ditta specializzata Cerri, con sede nei pressi dell'attuale Piazzale Baracca. La tela fu accuratamente preparata dal pittore con diverse mani di colla e di gesso, per ottenere un giusto grado di assorbimento; successivamente, Pellizza iniziò a delineare su di essa con matite colorate i contorni generali della composizione, modificando al tempo stesso alcuni elementi del cartone preparato nel corso del 1895. La modifica principale consistette nel sostituire una figura di donna con bambino in braccio al giovinetto che, in Ambasciatori della fame, si affiancava sulla destra alle due figure maschili avanzanti in primo piano. Contemporaneamente Pellizza decise però di aumentare di numero le persone in secondo piano, componendo in maniera più articolata anche le parti agli estremi della tela, e cioè sostituendo un piccolo gruppo di lavoratori, sopraggiungenti in corsa, alle figure di donne semplicemente appoggiate ad un muretto presenti sulla destra e concludendo a sinistra la schiera con l'episodio e la presenza naturalistica dell'uomo col cane.
Su questa base Pellizza portò a termine la sua tela nel 1896: noi conosciamo questa composizione grazie ad una preziosa fotografia che reca sul verso proprio questa data e possiamo inoltre vagamente immaginarcela cercandone le tracce sulla tela quale oggi si presenta ai nostri occhi. Essa tuttavia, nel suo aspetto attuale, è il frutto della complessiva rielaborazione a cui il pittore sottopose il suo lavoro nel corso dell'autunno-inverno 1896, rielaborazione che interessò sia la composizione generale che l'intonazione cromatica.
Pellizza desiderava che la sua opera fosse grandiosa e fortemente suggestiva dal punto di vista, oltre che del soggetto, anche della verità di luce e di colore; per questo si rese conto di dover intervenire sulla tela già completata per riequilibrarne alcuni scompensi cromatici e basse tonalità dominanti soprattutto nelle figure, accordate ad una base di tono troppo freddo in primo piano. Il lavoro di revisione comportò un arricchimento cromatico del terreno a dominante bianca, con riflessi rossastri e bruni, non senza tacche verdi ed azzurrate, con conseguente successiva rimodellazione dei personaggi principali, soprattutto maschili: nella figura centrale l'interesse del pittore si polarizzò sul rapporto tra il rosso del gilet e il bianco della camicia, esaltando poi il contrasto luminoso sul volto, mentre nel personaggio di sinistra è una più vasta gamma di sfumature a dominanti verdi e ocra, a costruire le forme.
Il pittore rivide poi tutti i valori cromatici e compositivi presenti nella folla alle loro spalle, raschiando parte del colore già steso e preparando una nuova base, con la stesura a pennello largo di piazze a dominanti verdastre e rossastre, da completare poi con una adeguata successione e con un intreccio di linee e di trattini secondo le leggi della complementarità. Nel corso di questa rielaborazione comunque il pittore cambiò in parte anche la struttura complessiva della scena, poiché alle spalle dei primi tre personaggi incominciò ad infittire la schiera già presente, dando un impianto più marcatamente orizzontale alla sua prima linea e moltiplicando al contempo il numero di figure che si accalcano sullo sfondo.
L'esercizio anche lessicale sui possibili significati del termine Fiumana nei suoi vari contesti, fra cui quello di un fiume che rompe gli argini e deborda, portava Pellizza ad immaginare una scena sempre più impetuosa, con numero di protagonisti via via crescente. La forma stessa delle figure sembrò cambiare, diventando più affinata e, a volte, più plasticamente definita, mentre veniva precisata meglio la condizione di luce in cui era vista la scena: le ombre infatti si stagliano più spigolose e nette, con contorno meno decorativo, a segnalare che il sole andava crescendo sull'orizzonte, avvicinandosi allo zenit, con conseguente maggior accensione su tutta la figurazione. AI tempo stesso il cielo, sullo sfondo, si incupisce, quasi a marcare un drammatico contrasto coi primi piani.
Ne abbiamo una precisa riprova osservando il paesaggio e l'ambiente in cui è posta la rappresentazione: il luogo fisico è la piazzetta Malaspina, davanti all'omonimo palazzo a Volpedo, ancor oggi esistente ed in cui è ancora possibile ritrovare le coordinate fisiche generali del quadro pellizziano. A sinistra troviamo la semplificata quinta di un edificio ed accanto ad esso il crocevia bordato da un muretto di pietre: sullo sfondo, a destra, la Pieve del paese, in veduta absidale.
Sugli edifici tendono a dominare i riflessi ed i colori rossastri e violacei, ma una dominante rosseggiante investe anche la natura ad essi intermedia: sulle fronde degli alberi il pittore distribuì col pennello duro a punte (quello usato anche da Morbelli) striature e filettature rosse ad andamento mosso ma dal percorso parallelo, per animare col colore ad esso complementare il verde del fogliame; nel cielo di fondo la tonalità è di un blu azzurrato intenso, anch'esso non alieno da viraggi sul rosso; infine, all'estremo limite del paesaggio, con una connotazione naturalistica che Pellizza riprese poi in opere successive, troviamo la linea delle Alpi, con un accenno ai nevai eterni nella parte a filettature bianche, che con estrema sapienza, sembrano tenuamente richiamare il bianco dominante nei primi piani del terreno.
Questa rielaborazione di Fiumana diede motivo al suo autore di eseguire una nuova serie di studi e di disegni, sia per le figure della schiera retrostante che per i personaggi in primo piano, fra cui l'uomo a sinistra per il quale esiste un nuovo cartone datato 1897. Ma proprio nel corso di questa nuova campagna di studi il pittore maturò la convinzione di doversi cimentare con una tela ancora più grande e con una nuova versione, iniziando nel 1898 Il cammino dei lavoratori che poi divenne Il Quarto Stato. L'aver scelto di non portare a compimento la tela di Fiumana permette oggi di valutare appieno il complesso lavoro tecnico e la varietà di pennellate usate dal nostro pittore, a partire dalle intensità materiche dei lunghi filamenti ondulati presenti, ad esempio, nella figura del bambino in braccio alla donna, fino alla calibrata resa di valori luminosi della figura centrale. Questa dovette allora soddisfare in pieno il suo autore che appuntò nei suoi diari di volerla prendere come preciso punto di riferimento per le ulteriori rielaborazioni del quadro, sottolineando anche di dover tendere ad un'accurata modellazione per masse e per volumi sinteticamente plasmati, senza perdersi in minute analisi descrittive, per raggiungere una compiuta e perfetta bellezza. La ricerca della bellezza, come valore armonico ed equilibrio compositivo, è chiarissima a Pellizza e la vediamo nelle figure meglio definite di questo suo lavoro, precisando anche il suo interesse per l'arte - e non solo la pittura - rinascimentale, ben presente, ad esempio nella posa naturalistica, ma al tempo stesso fortemente statuaria (si veda l'articolazione della mano rivolta alla spalla) della medesima figura centrale. Altri elementi interessanti ed affascinanti emergono da questa tela: dal delinearsi quasi a graffito delle teste all'interno della massa di persone sullo sfondo, al veloce abbozzo di alcune parti, quasi affioranti (come ad esempio l'uomo con bambina a destra) e alla stessa definizione delle loro immagini, a volte quasi in un efficace "à plat".
Fiumana sembra rappresentare emblematicamente il momento di più forte sviluppo in Pellizza del dibattito tra realtà ed idea, segnalando la presenza di una robusta matrice simbolista che tuttavia il pittore tende ad ancorare ed a confrontare continuamente col vero, senza timore di riprendere e rielaborare di continuo in un'incessante rimeditazione quanto raggiunto fino a quel momento.

Aurora Scotti, dal catalogo Finarte, asta 552, Milano 29 maggio 1986