
Pontecastello (1904), olio su tela, cm 53x74, collezione privata
L’area
di Pontecastello ritratta da Pellizza, sebbene mantenga ancor oggi l’antica
denominazione, sarebbe ormai del tutto irriconoscibile, se non fosse per l’inconfondibile
profilo del Poggio sullo sfondo: il corso della roggia Ligozzo che andava a
muovere le ruote del mulino in piazza Perino è stato da tempo deviato
e coperto, il ponticello è stato eliminato e la caratteristica casa con
la torretta è oggi celata alla vista dalla mole del giolittiano edificio
scolastico.
La veduta di paese si caratterizza per l'impianto rigorosamente geometrizzato,
messo in risalto da forti e decisi contrasti di luce e d'ombra. Eppure, nonostante
tale determinazione di valori contrapposti, il risultato pittorico è
d'effetto molto morbido e caldo, soprattutto grazie alla stesura delle parti
in luce fatta con tocchi non geometrizzati di toni aranciati, bianchi, rosa,
con riflessi verdastri a sottolineare alcune parti in ombra. Le zone a colore
più scuro sono quelle che presentano con maggiore evidenza la tecnica
a divisione, con distribuzione del colore a sottili filettature e a puntini,
con effetto quasi pulviscolare e atmosferico. Luci ed ombre definiscono bene
anche i vari piani e i dislivelli, senza giungere a minuzie descrittive, con
un equilibrio perfetto dei piani e dei volumi, preparando la soluzione del fondo
in cui una massa d'alberi, d'un verde limpido con punteggiature gialle, segna
il passaggio alla linea finale delle colline e al cielo azzurro costruito a
lunghi segmenti orizzontali con filettature rosa e aranciate. La tela è
quindi perfettamente armonizzata e sottolinea un momento particolare della vita
paesana, col contadino che avanza in un clima terso in cui tutto sembra fermo
e immoto, pur senza essere rigido e in assoluta assenza di linee di contorno.
Pellizza cercava probabilmente di rileggere alcune fasi della sua esperienza
giovanile, tornando a inquadrature molto composte, ma rivivendole con la sapienza
di chi aveva ormai appreso a utilizzare con estrema libertà la tecnica
divisionista. Da questo punto di vista Pontecastello
è ancor più sicuro di Vecchio
mulino a Volpedo e di Strada
nuova a Volpedo; tali opere formano quasi una specie di trilogia,
con vedute di paese eseguite o finite tra 1903 e 1904.
Aurora Scotti, Pellizza da Volpedo. Catalogo generale, Milano 1986, scheda 1179 (testo adattato per l'ampliamento dell'Itinerario sui luoghi pellizziani in Volpedo, 2008)