La pieve romanica di San Pietro in Volpedo
(secoli X e XV)

Collocabile tra il X e l’XI secolo, e comunque attestata in un documentao notarile del 965, la pieve di San Pietro in Volpedo è scandita in tre navate da pilastri quadrangolari disposti lungo due assi convergenti verso il centro. La muratura originaria, conservata in corrispondenza dell'abside e, per brevi tratti, delle pareri laterali, è composta da pietre squadrate e da ciottoli legati da ampi strati di malta.


Una radicale rielaborazione della struttura architettonica, probabilmente quattrocentesca, è documentata dalla divaricazione delle arcate acute, dall'impianto della facciata e dalla composizione dei paramenti murari in laterizi dì formato regolare, oltre che dalla tipologia della finestra absidale. All'interno è conservato un pregevole ciclo di affreschi risalenti al periodo che va dalla metà del XV secolo fino all'inizio del secolo successivo. Il catino absidale è dominato da un Cristo giudice collocato all'interno di un'ampia mandorla, circondato da un paesaggio di fantasia su cui si stagliano i simboli dei quattro Evangelisti e le due figure della Vergine e di San Michele. Al centro della figure degli Apostoli, dipinti nella parte inferiore dell'abside, è emersa nel 2007, successivemente allo strappo dell'affresco di una Vergine con Bambino, la figura di Davide Re e profeta.

La critica recente ha individuato la presenza di cinque differenti mani tra gli artefici delle opere nel loro complesso, ma solo a due di esse è stato possibile attribuire un nome: il primo è quello di Antonius, desunto dall'affresco collocato sulla parete destra verso l'abside. Allo stesso Antonio sarebbero riconducibili altri affreschi, datati 1462, raffiguranti rispettivamente San Silvestro papa, i santi Cosma e Damiano, i santi Giacomo e Pietro martire, già attribuiti a Manfredino Boxilio. nonché l'intero ciclo che tappezza la volta e le pareti dell'abside. Giovanni Quirico da Tortona è invece l'esecutore dell'edicola con la Vergine con Bambino tra i santi Rocco e Agata, addossata al terzo pilastro destro e datata 1502. Per gli affreschi dei primi due piloni a destra, raffiguranti i santi Cosma e Damiano, un santo francescano, un santo vescovo e altre figure abrase e frammentarie, sono state riscontrate connessioni con il Maestro dei Giochi Borromeo, mentre la già citata Vergine con Bambino, già all'altare maggiore e in seguito nella parte centrale dell'abside, ora collocata nella parte destra dell'abside, è stata avvicinata alle miniature di Giovanni Zenoni da Vaprio, che lavorò attorno alla metà del secolo per la Fabbrica del Duomo di Milano.