Giuseppe Pellizza in una fotografia di inizio secolo
La famiglia (vedi QUI l'albero genealogico della discendenza)
Nasce il 28 luglio1868 a Volpedo da una coppia di piccoli proprietari terrieri dediti in particolare alla viticoltura. Proprio grazie a questa attività i Pellizza entrano in contatto con personaggi di spicco della cultura milanese dell'Ottocento come i fratelli Alberto e Vittore Grubicy, sostenitori dell'arte contemporanea. È soprattutto Alberto Grubicy a intervenire presso la famiglia affinché il giovane Giuseppe possa coltivare la sua naturale disposizione al disegno attraverso l'iscrizione presso un'accademia d'arte.
Milano (1884-1887)
Così, nell'inverno tra il 1883 e il 1884, Giuseppe Pellizza è a Milano, dove prende a studiare il disegno, la copia dal modello, la copia dall'incisione e la tecnica del chiaroscuro seguendo i corsi dell'Accademia di Brera, allora diretta da Giuseppe Bertini. Nello stesso periodo apprende i primi rudimenti della tecnica a olio frequentando lo studio del pittore Giuseppe Puricelli, attento alla pittura di verità e di natura e, successivamente, quello di Pio Sanquirico, altro importante artista della Milano degli anni Settanta dell'Ottocento. Terminato con ottimi risultati il percorso di studi milanese, Pellizza decide di proseguire il suo apprendistato e nell'inverno tra il 1887 e il 1888 sceglie di andare a Roma.
Roma (1887)
Qui, però, è poco soddisfatto degli insegnamenti impartiti presso l'Accademia di San Luca, e comincia allora a frequentare le lezioni dell'Accademia di Francia. Questa seconda esperienza si rivela positiva, ma nel complesso l'esperienza romana è deludente per il giovane artista, che la interrompe prima del previsto. Il soggiorno a Roma, pur breve, è tuttavia importante perché Pellizza può visitare i musei e studiare dal vero le opere di Raffaello, di Michelangelo e di altri grandi maestri del passato..
Firenze (1888)
All'inizio del 1888 Pellizza giunge a Firenze, dove frequenta l'Accademia di Belle Arti, trovando un ottimo maestro in Giovanni Fattori e un ambiente culturalmente ricco e vivace. Firenze era un'indiscussa capitale artistica di dimensioni internazionali, meta di artisti, soprattutto inglesi, e sede di importanti istituzioni culturali, come il Gabinetto Vieusseux. È qui che egli acquisisce la consapevolezza di quanto la riflessione sull'arte del passato possa contribuire alla sua preparazione, e si procura le riproduzioni che lo studio Alinari cominciava a mettere in commercio. Alla fine dell'anno accademico, nella primavera del 1888, lascia Firenze per tornare a Volpedo, pronto ormai, secondo il giudizio dello stesso Fattori, ad affrontare la pittura dal vero attraverso lo studio della natura.
Bergamo e primo viaggio a Parigi (1888-1889)
Una volta a casa, però, dopo essersi dedicato agli studi di testa e alla pittura di paesaggi, accingendosi a dipingere la figura umana di grandi dimensioni, scopre di non avere raggiunto l'abilità che avrebbe desiderato. Per perfezionarsi ulteriormente, nell'autunno 1888 si reca a Bergamo. All'Accademia Carrara di Bergamo insegnava il famoso ritrattista Cesare Tallone. Pellizza frequenta per quasi due anni i suoi corsi, accolto come allievo particolare del maestro, e acquisisce la sicurezza che gli mancava nel disegno dal vero della figura umana completa e del nudo. Immerso in un ambiente ricco di fermenti artistici, stringe amicizia con giovani pittori e vive un'intensa esperienza formativa. Nell'autunno del 1889, con gli amici bergamaschi, Pellizza intraprende il suo primo viaggio a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale, un'esperienza decisiva che arricchisce il suo bagaglio artistico e culturale, ma è segnata da una tragedia: è infatti a Parigi che riceve la notizia della morte della sorella Antonietta.
Genova (1889)
In seguito Pellizza frequenta l'Accademia Ligustica a Genova per perfezionarsi nello studio del paesaggio, ma vi rimane ben poco, forse perché si accorge di non avere più nulla da apprendere dalle scuole. Lì rivede l'amico livornese Plinio Nomellini, conosciuto a Firenze, e continua a coltivare l'abitudine, assunta fin dagli anni giovanili, di intrattenere relazioni epistolari con i compagni di studio, come testimoniano le numerose lettere scambiate con Edoardo Berta, lo stesso Nomellini, il suo concittadino Guglielmo Micheli e il bergamasco Romeo Bonomelli.
La scelta di vivere a Volpedo e le prime esposizioni (1889-1894)
Giunto al termine di questo tirocinio, tra il 1889 e il 1890 sceglie definitivamente di vivere e lavorare nel proprio paese natale: una decisione consolidata dal matrimonio contratto nel 1892 con la diciassettenne Teresa Bidone, ragazza di umili origini che gli fu compagna insostituibile, imparando a leggere, a scrivere e a far di conto per poter condividere tutto con lui. Nel frattempo Pellizza lavora ad attrezzare il suo studio-atelier, ultimato nel 1895 con il grande lucernario zenitale, e comincia ad aggiungere al suo cognome quel "da Volpedo" che sempre connoterà la sua firma. Inizia a inviare i suoi quadri alle esposizioni importanti, come la prima Triennale di Milano del 1891, ottenendo ampi consensi, e comincia a viaggiare per l'Italia al seguito delle sue opere, recandosi a Genova nel 1892 per la grande mostra celebrativa della scoperta dell'America, quindi di nuovo a Milano nel 1894 per la seconda Triennale, ottenendo sempre importanti riconoscimenti. Nel frattempo adotta la tecnica divisionista e i viaggi gli permettono di confrontarsi con altri seguaci del genere, soprattutto Segantini, Morbelli, Longoni, Previati.
Nuovi viaggi ed esperienze, il secondo viaggio a Parigi (1893-1900)
Certo
che la raggiunta perizia tecnica debba essere coadiuvata da un'altrettanto approfondita
preparazione culturale, tra il 1893 e il 1894 Pellizza si trasferisce per alcuni
mesi a Firenze e frequenta l'Istituto di Studi Superiori. Nel 1896 visita Roma
e Napoli, mentre tra il 1892 e il 1897 viaggia costantemente su Torino, Milano
e Venezia in occasione delle più importanti esposizioni nazionali, stringendo
nuove amicizie, ad esempio con i piemontesi Leonardo Bistolfi e Giovanni Cena,
con cui Pellizza condivide aspirazioni e inclinazioni artistiche.
In questi anni, abbandonando la semplice ripresa dal vero, Pellizza comincia
a orientarsi verso l'arte simbolista. Nel 1900 ritorna a Parigi per l'Esposizione
Internazionale, cui partecipa anche il suo Specchio della vita, già esposto
a Torino nel 1898, che si impone come opera cardine nel dibattito sul simbolismo.
Il Quarto Stato (1901)
Nel 1902 espone Il Quarto Stato alla Quadriennale torinese, sperando di ottenere un riconoscimento. Non fu così, ma ciò non costituì un motivo di grave sconforto per Pellizza che, in questa circostanza, rimane profondamente colpito dal mutamento dei rapporti che aveva instaurato con molti dei suoi amici. I grandi temi della giustizia sociale, dell'uguaglianza e della libertà che l'opera rappresentava, innescano infatti una serie di polemiche e creano un certo sconcerto tra di loro. Pur volendo dar conto di una determinata realtà, Il Quarto Stato non si prestava a facili strumentalizzazioni, cosicché deluse sia chi pensava che sarebbe stata un'opera assolutamente idealistica sia coloro i quali l'avrebbero voluta più esplicitamente schierata. Interrottosi dunque quel confronto con letterati e artisti del tempo che tanto lo aveva arricchito, Pellizza si ritrova solo. Nel frattempo muore Giovanni Segantini, per lungo tempo suo punto di riferimento ideale, e l'unico a rimanergli vicino fu Angelo Morbelli, un grande pittore che però non aveva la stessa ampiezza di interessi di Pellizza.
Nuovo inizio
Tra il 1903 e il 1904, Giuseppe Pellizza, ritrovandosi con una vita di relazioni da ricostruire, rinsalda i rapporti in particolare con Matteo Olivero e Giovanni Cena. Quest'ultimo era corrispondente di vari giornali italiani da Londra - dove aveva vissuto tra il 1902 e il 1904 - e aveva interessi affini a quelli di Pellizza: era vicino alle classi popolari senza essere ostinatamente populista, poteva vantare una cultura umanistica di grande respiro e nutriva forti interessi per il simbolismo. Nel 1904 il pittore di Volpedo decide di visitare ì luoghi in cui Giovanni Segantini aveva trascorso i suoi ultimi anni, in Engadina: dedicandosi alla pittura di paesaggio, sentiva il bisogno di riflettere maggiormente sull'opera dell'amico scomparso e volle esplorare le alte vette che ne avevano ispirato le ultime prove. Nel frattempo aveva dipinto ottimi quadri, che iniziavano a vedersi nelle esposizioni italiane e internazionali. Nel 1906 compie un nuovo viaggio a Roma, dove ritrova Giovanni Cena, che sperava di fare di lui il pittore della campagna romana. Il soggiorno fu importante perché gli permise di vendere due opere; pur avendo esposto con continuità nei primi anni del '900, non aveva venduto che qualche ritratto eseguito su commissione. Sempre nel 1906, in occasione dell'Esposizione di Milano, ne vendette altre due, di cui una allo Stato: una sorta di risarcimento tardivo per il mancato acquisto de Il Quarto Stato. Si trattava de Il Sole, che ebbe quale ambita motivazione di acquisto la destinazione alla istituenda Galleria d'Arte Moderna: ancora oggi il quadro è a Roma, patrimonio della Galleria Nazionale.
Epilogo
Sembra l'inizio di un periodo fortunato per Pellizza, coronato dal riconoscimento della validità delle sue scelte d'arte e di vita perseguite con tenacia e rigore. Ma nel 1907, la morte, in conseguenza del parto, del figlio Pietro (il terzogenito dopo Maria e Nerina, nate rispettivamente nel 1898 e nel 1902) e dell'amatissima moglie Teresa, sono causa di una profonda depressione che lo porta a togliersi la vita nel proprio studio la mattina del 14 giugno.
Testo tratto dalla Introduzione della pubblicazione fotografica: Giò Martorana, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Milano stampa 2011 (ed. LayArtBook, collana "Un'idea di bellezza")